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D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Ritratto di mamma Margherita a 67 anni (1855). Dipinto dal Rollini su disegno di Bartolomeo Bellisio. Questo ritratto di sua madre fu offerto a Don Bosco nel giorno della sua festa: 24 giugno 1855. Vedendolo, il Santo esclamò: « E proprio lei; le manca solo la parola ». Si conserva nel Museo Don Bosco, a Torino. -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Dopo la guarigione di Don Bosco da una grave malattia, mamma Margherita lasciò i Becchi e venne ad abitare con lui a Torino. Era il 3 novembre 1846. Portava con sé le sue uniche ricchezze: una catenella d’oro e un anello. Umili e cari gioielli che essa vendette per procurare pane ai ragazzi dell’Oratorio. -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Il re Carlo Alberto di Savoia. Litografia del Goldoni. (Biblioteca Reale di Torino). Carlo Alberto nutriva ammirazione e simpatia per Don Bosco. Il 30 marzo 1846, quando fu per la seconda volta citato davanti al sindaco Michele Cavour, Don Bosco temette che la sua opera venisse condannata e proibita. Ma il re lo salvò. « È mia volontà — ordinò con un decreto firmato di sua mano — che queste riunioni siano aiutate e protette ». -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Piazza del Palazzo di Città, Torino. È la sera del 4 marzo 1848. La folla acclama entusiasticamente lo Statuto. (Disegno da Mondo illustrato, Museo del Risorgimento, Torino). -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Carlo Alberto abdica in favore di suo figlio Vittorio Emanuele II, il 23 marzo 1849, a Novara, sul campo di battaglia. -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Il giovane Vittorio Emanuele II, figlio di Carlo Alberto. (Ritratto di pittore ignoto, 1850 circa. Museo del Risorgimento, Torino). -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Camillo Benso di Cavour (1810-1861). Litografia di L. Calamata. (Biblioteca Reale di Madrid). Anima e protagonista del Risorgimento italiano, il conte Camillo Benso di Cavour fu amico fedele di Don Bosco. « Mi ripeteva sovente — scrisse il Santo — che se avevo qualcosa da domandargli o da sollecitargli avrei trovato sempre un posto alla sua tavola ». « Nel mio ufficio al Ministero non c’è possibilità di parlare con calma — soggiungeva. — A tavola invece... è tutta un’altra cosa! ». E Don Bosco, che voleva essere sempre prete, anche con i grandi del mondo, ringraziò l’illustre statista con queste parole: « Pregherò per voi, signor Ministro, perché Dio vi aiuti sempre, nel corso della vostra vita e nell’ora della vostra morte ». L’avvenire doveva provare che la preghiera di Don Bosco era stata esaudita. -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Vincenzo Gioberti (1801-1852). Promotore di una federazione di tutti gli Stati d’Italia sotto la sovranità del Papa. L’idea sollevò grande entusiasmo. La popolarità del Gioberti toccò il vertice nel 1848. Ma la prima guerra d’Indi-pendenza fini in un disastro, e fu un colpo mortale per l’idea federalista. Gioberti cambiò parere. Don Bosco, che nei giorni radiosi del 1848 l’aveva chiamato ‘ il grande Gioberti ’, cominciò a trepidare per la sua fede. -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Roberto d’Azeglio (17901862). Si batté per la libertà di culto estesa alle confessioni non cattoliche. Malgrado le divergenze di vedute, Don Bosco l’ebbe buon amico. Siccome il D’Azeglio criticava la recita del Rosario da parte dei ragazzi dell’Oratorio, Don Bosco gli rispose con fermezza: « Sono disposto a rinunciare alla vostra amicizia, piuttosto che alla recita del Rosario ». -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Urbano Rattazzi (1808-1873). Appoggiò la politica del Cavour. Anti clericale notorio, era considerato un ' mangiapreti. Eppure stimò Don Bosco e l’aiutò con i suoi consigli nella fondazione della Congregazione Salesiana, in tempi molto poco propizi a questo genere di fondazioni. Nel 1855, Ministro degli Interni, permise a Don Bosco di condurre a passeggio, da solo, i corrigendi della ‘ Generala ’. Fu la famosa e trionfale gita di Stupinigi. -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Francesco Crispi (1819-1901). Grande statista. La sua politica di sinistra non gli impedì di appoggiare Don Bosco. Il Santo l’aveva aiutato quando, esule, il Crispi stava ricostruendosi una vita a Torino. Nel 1888 fu lui, allora capo del Governo, a dare il consiglio di tumulare la salma di Don Bosco a Valsalice. -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Vincenzo Gioberti (1801-1852). Roberto d’Azeglio (1790-1862). Urbano Rattazzi (1808-1873). Francesco Crispi (1819-1901). -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
La casa Pinardi vista dalla parte posteriore. Attraverso la finestra, a destra della foto, passò il proiettile che doveva uccidere Don Bosco, ma che lo mancò. Il Santo stava facendo il catechismo ai ragazzi. Era l’anno 1848. -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Queste armi, in una serie di attentati, avrebbero dovuto stroncare la vita di Don Bosco: pistole, coltellacci, randelli, veleno. Quasi tutti gli attentatori furono stipendiati da sètte anticattoliche. L’aggredirono di notte agli angoli delle strade, lo attirarono in trappola col pretesto di confessare i moribondi, gli spararono a bruciapelo. Non riuscirono mai a farlo fuori. Il suo coraggio, la sua forza e la sua intelligenza lo salvarono sempre da questi mali passi. -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Per fortuna egli trovò un amico, un cane robusto e deciso che chiamò il ' Grigio ’ dal colore del pelo. Quel cane sbucò un giorno, non si sa di dove, per avventarsi su due malandrini che avevano gettato un mantello in testa a Don Bosco per finirlo a randellate. Li mise in fuga con morsi furiosi, poi accompagnò il Santo fino al cancello dell’Oratorio. Da quel giorno si fece vedere parecchie volte, ma sempre e soltanto nei momenti di pericolo per Don Bosco. E mai si fermò ad addentare qualche osso che mamma Margherita gli porgeva, né mai sali la scala che portava alla camera di Don Bosco. Spariva, semplicemente. E un giorno scomparve per sempre, dopo anni di coraggioso servizio. Di quel cane misterioso nessuno seppe mai nulla. -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
I giornali anticlericali, come qui si può vedere, attaccavano Don Bosco con articoli e caricature di bassa e volgare ispirazione. Il suo Oratorio veniva presentato come una fabbrica di preti e di bigotti. Il commento alla vignetta dice: « Con la rete della carità e della religione prende gli uccelli », cioè con le elemosine e i testamenti egli si procurava il denaro necessario per i suoi poveri. Delitto imperdonabile. (Giornale ignoto). -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Altra caricatura. Si canta vittoria credendo che il Ministro della Pubblica Istruzione abbia fatto chiudere le scuole di Don Bosco, e si augura di vederlo emigrare in America sopra una nuvola, con armi e bagagli! Allusione discreta alla cavalcata delle streghe... sulla scopa. -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
La fontanella di casa Pinardi. È tutto quello che sopravvive al giorno d’oggi (1965) della casa antica. -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Chiesa di San Francesco di Sales, in Valdocco. La foto è stata scattata dalla camera di Don Bosco. Il Santo posò la prima pietra della chiesa nel 1851. Undici mesi dopo, la chiesa era terminata, ma a prezzo di incredibili umiliazioni, di questue, di petizioni. Per 17 anni — dal 1851 al 1868 — fu il centro dell’attività religiosa dell’Oratorio. Vi pregò l’angelico Domenico Savio; il monello santo, Magone Michele; il pastorello delle Alpi, Besucco Francesco. In questa chiesa verrà esposta la salma di Don Bosco alla sua morte. Quel giorno vi sfilarono 40.000 persone. Piccola chiesa traboccante di ricordi, di tenerezza, di meditazione per chi ama Don Bosco. -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Prima statua di Maria Ausiliatrice venerata in Valdocco. « Nella mia vita, è lei che ha fatto tutto », ripeteva spesso Don Bosco. Egli fu il grande propagatore della devozione all’Ausiliatrice nel mondo, e la lasciò in eredità ai suoi figli e alle sue figlie. -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Don Bosco fra i suoi ragazzi. È il padre di famiglia attorniato dai figli. -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Quadernetto di Don Rua, dove si racconta la fondazione dei Salesiani: « La sera del 26 gennaio 1854 ci radunammo nella stanza del signor Don Bosco; c’erano Don Bosco, Rocchietti, Artiglia, Cagliero e Rua; e ci venne proposto di fare, con l’aiuto del Signore e di San Francesco di Sales, una prova di esercizio pratico della carità verso il prossimo, per venire poi a una promessa, e quindi, se fosse possibile e conveniente, farne un voto al Signore. Da tal sera fu posto il nome di Salesiani a coloro che si proposero e si proporranno tale esercizio ». -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
La casa ove abitò Don Bosco. La sua camera e il suo ufficio erano al secondo piano. -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Don Bosco a 65 anni, nel 1880. Sul suo volto c’è forza e bontà. Sta vivendo gli anni che segnano il successo del suo lavoro infaticabile. (Foto Schemboche). -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Abiti e oggetti familiari di Don Bosco. Sono appesi all’attaccapanni della sua camera. (Museo Don Bosco, Torino). -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Sei immaginette che portano la firma « Sacerdote Giovanni Bosco ». Sulla prima si legge: « I giovanetti sono la delizia di Gesù e di Maria ». -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Cestino per la carta. Vi si vede un biglietto postale dello Stato Pontificio. Fu probabilmente in un cestino del genere che la polizia ispezionando la camera di Don Bosco, su comando del ministro Farini, trovò una busta con francobolli dello Stato Pontificio. La scoperta aumentò i sospetti. Don Bosco teneva dunque una corrispondenza con la Santa Sede? Quel documento non fu sufficiente per comprometterlo, ma da quel giorno Don Bosco fu tenuto d’occhio... -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Il balcone davanti alla camera di Don Bosco. Di là egli poteva vedere giocare rumorosamente, proprio come desiderava, i suoi ragazzi. -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Altare privato di Don Bosco, in forma d’armadio. Nel gennaio 1879 il Santo ebbe un’estasi al momento dell’elevazione. Rimase sollevato al di sopra della pedana per qualche istante (Museo Don Bosco, Torino). -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Calice personale del Santo (Museo Don Bosco, Torino). La Messa e la Comunione frequente furono alla base della pedagogia di Don Bosco. « L’Eucaristia è il pilastro dell’educazione dei giovani », ripeteva sovente. -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
La colonna della ‘ Consolata ’. Omaggio di riconoscenza alla Vergine, che liberò Torino dal colera del 1835. Il morbo s’abbatté sulla città anche nel 1854. Su 10 casi, 6 erano mortali. L’Oratorio era circondato da case in cui si moriva. I cadaveri erano così orribilmente sfigurati dalla malattia, che anche i parenti si rifiutavano di dar loro sepoltura. Don Bosco arruolò 40 volontari tra i suoi ragazzi, e li lanciò in quel terrore generale. Il lazzaretto, traboccante di malati, li vide curare, trasportare, seppellire i morti, sempre presenti e instancabili. Ai poveri portavano lenzuola, vestiti, coperte. L’Oratorio fu letteralmente svuotato. L’epidemia durò 3 mesi, e per 3 mesi durò la loro carità. Come Don Bosco aveva promesso, nessun ragazzo dell’Oratorio fu colpito dal male. -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Contratto di lavoro. Don Bosco lo fece stipulare tra il falegname Giuseppe Bartolini e uno dei suoi giovani apprendisti, Giuseppe Odasso. Porta la data dell’8 febbraio 1852. Già allora il santo educatore aveva avuto l’idea del contratto di lavoro tra datore di lavoro e apprendista! Quell’idea in seguito venne adottata in tutto il mondo. La foto di destra mostra la prima pagina del contratto. A sinistra, la conclusione con le firme, tra cui quella di Don Bosco. -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Prima immagine della ‘ tettoia Pinardi ’, trasformata da Don Bosco in ‘ Oratorio ’. Il gioco costituiva una parte importante del suo ‘ sistema preventivo ’. Una delle sue parole d’ordine era: « Non aspettate il male, prevenitelo! Mescolatevi ai giochi dei vostri giovani. Non state mai lontani da loro... ». -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Il gioco è buono ; il lavoro è necessario. Il lavoro forma l’uomo, se è fatto con amore. Foto : Nei laboratori attuali dell’Oratorio di Torino. Apprendisti falegnami al lavoro. -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Apprendista sarto. -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Apprendista tipografo-compositore. Don Bosco, che doveva essere proclamato Patrono degli editori, fu un infaticabile lavoratore della penna. « Stampa contro stampa », era una delle sue parole d’ordine. -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Apprendista meccanico. -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Per Don Bosco, la vita di pietà è il fondamento di tutta l’educazione. Foto: Si conserva un curioso registro, scritto dalla mano del Santo nel 1862. Accanto al nome di ciascun allievo si poteva leggere una massima, adatta al bisogno di ciascuno. Le massime gli erano state dettate dalla Madonna in persona! Passando da Don Bosco, ogni ragazzo ritirò il proprio biglietto. Ma non tutti vi passarono. Alcune massime restano ancora nel quaderno, anzi le ultime pagine servirono con molta semplicità a registrare conti e ricevute. -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
La confessione fu evidentemente uno dei mezzi più efficaci nelle mani di Don Bosco per educare i suoi ragazzi. Era la sorgente dell’educazione personale più profonda e immediata. Quando si trattava di iniziare l’educazione di un ragazzo, il Santo gli diceva: « Confessati! ». La foto ritrae Don Bosco che confessa il ragazzetto Paolo Albera, che sarà poi il secondo successore del Santo. Il documento mostra che Don Bosco confessava in pubblico. -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
La “ Buona Notte “. Ogni sera, prima che s’andasse a dormire, Don Bosco radunava i suoi giovani. Recitate le preghiere della sera, diceva loro una buona parola. Foto: Il portico della ‘ Buona Notte ‘. -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Passaporto di Don Bosco per recarsi a Milano. Anno 1850. A quell’epoca Milano era sotto la dominazione austriaca, e quindi recarvisi, per un piemontese, era come ' andare all’estero ’. Nel passaporto Don Bosco dichiara la sua professione: maestro di scuola elementare... (Museo Don Bosco). -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Fotografia scattata a Roma, dalla ‘ Torre delle Milizie ’. Sopra i tetti e i monumenti, domina la cupola di San Pietro. Roma era ancora, a quei tempi, capitale dello Stato Pontificio. -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Pio IX. Medaglia. Il suo volto, ancora florido, fu ritratto nel quarto anno del suo Pontificato. Era il 1850. Sovrano, egli regnava su diverse province d’Italia. -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Verbale della fondazione della Società Salesiana. È redatto su un modesto quaderno. Tuttavia è la testimonianza di una difficile vittoria di Don Bosco, ottenuta a Roma dopo anni di dura lotta. Quella Congregazione che egli aveva avuto il permesso di fondare, doveva diventare un’opera colossale! (Archivio salesiano) -
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« Buon giorno, reverendo! ». Cosi probabilmente salutavano Don Bosco i suoi compaesani, quando, nei caldi giorni dell’estate, andava con i suoi ragazzi a cercare un po’ di riposo presso il fratello Giuseppe, ai Becchi. -
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La casa che Giuseppe si era costruita presso la dimora paterna. L’uomo barbuto che si osserva nella foto, è Francesco Bosco, uno dei figli di Giuseppe. La foto è del 1892. -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Durante le vacanze Don Bosco si divertiva a rinfrescare le sue abilità di falegname. Fabbricò cosi questo confessionale, collocato nella cappella privata dei Becchi, che si trova nella casa di Giuseppe. Giuseppe metteva volentieri la sua casa a disposizione del fratello durante l’estate. -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Vita di Domenico Savio, discepolo prediletto di Don Bosco. La prima edizione apparve due anni dopo la morte di Domenico. Fu scritta da Don Bosco. -
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Il paese di Mondonio, a 4 chilometri da Castelnuovo. Domenico Savio vi mori il 9 marzo 1857. Venne canonizzato da Pio XII il 12 giugno 1954. -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Don Bosco pubblicò circa 150 libri e opuscoli. Eccone alcuni. All’inizio li faceva stampare dagli editori Speirani, Paravia e De Agostini. Ma dall’anno 1862 furono editi dalla ‘ Tipografia dell’Oratorio di San Francesco di Sales ’. -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Scrittoio, pesa-lettere, portapenne, lampada a petrolio che servirono a Don Bosco. Questi oggetti si trovano ancora nella sua camera. A questo scrittoio Don Bosco passò molte notti vegliando... -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Don Bosco nella sua camera, al tavolo di lavoro. La stanza gli serviva da ufficio e da camera da letto. Sopra la finestra si vede una tavoletta che porta il motto di tutta la sua vita: Da mihi animas, caetera tolte, cioè « Dammi le anime, e prenditi tutto il resto ». -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Qualcuno dei Ebri più importanti di Don Bosco. Tra i principali, una Storia d’Italia. Don Bosco fu dichiarato Patrono degli Editori cattolici il 24 maggio 1946. -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Lettera di un consultore del ' Santo Ufficio ’. In essa si condanna il suo libro XX Centenario di San Pietro Apostolo. Mancò poco che quest’opera venisse messa all’Indice. In questa lettera proveniente da Roma (righe 7 e 8), si parla di « un grave abbaglio in materia teologica ». Don Bosco afferma, a pag. 192, che la presenza di San Pietro in Roma « è discussione storica estranea alla fede ». Il Santo corresse immediatamente il passo incriminato nella seconda edizione, e cosi evitò la condanna. Ma l’incidente gli cagionò grande dispiacere e pena profonda. -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Un cortile dell’Oratorio al giorno d’oggi (1965). I ragazzi giocano con i loro insegnanti, come ai tempi di Don Bosco. La tradizione del gioco chiassoso e movimentato è viva in ogni istituto salesiano. -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
‘ Augurio ’ di un ragazzo dell’Oratorio, al suo ' caro, amato padre Don Bosco ’. -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Don Bosco fra i musici dell’Oratorio. Il Santo diceva che una casa senza musica è come un corpo senz’anima. -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Don Bosco scrisse drammi e dialoghi educativi, che furono spesso rappresentati all’Oratorio. -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
« Maria Ausiliatrice, aiutatemi! ». È un’invocazione scritta al termine di una lettera del Santo. Nella sua vita quella invocazione gli era frequente come il respiro. In ogni difficoltà, egli ricorreva all’Ausiliatrice. -
D. Bosco (Leonard von Matt 1965) b
Anno 1864. Don Bosco incarica il capomastro Buzzetti di costruire la basilica di Maria Ausiliatrice a Valdocco. Quali fondi aveva radunati per l’impresa? Li aveva tutti nel borsellino, che rovesciò nelle mani del capomastro: 40 centesimi! Il miracolo fu che il capomastro accettò ugualmente di cominciare i lavori! E Don Bosco ricorse una volta di più ai suoi grandi ' mezzi ’: lotterie, questue, e soprattutto una fiducia immensa in Maria Ausiliatrice. Disse alla fine: « Ogni mattone di questa chiesa è una grazia della Madonna ». La chiesa, iniziata nel 1863, fu consacrata l’8 giugno 1868.



























































